LIBERARSI dal peso di DEBITI e CARTELLE ora è possibile
Ecco alcuni
CASI significativi

E’ possibile risolvere una crisi da sovranidebitamento anche se c’è in corso una cessione del quinto dello stipendio o procedure esecutive di banche o istituti finanziari purché si sia “meritevoli”.
(Tribunale di Verona, Seconda Sezione Civile, Giudice Dott. Luigi Pagliuca, 21.12.2018)

E’ il caso di Signor Tizio il quale si è sovraindebitato per far fronte alle spese connesse al divorzio dalla prima moglie e al mantenimento del nucleo familiare...

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Abbattuto del 75% per cento il debito di un imprenditore grazie all’Accordo di ristrutturazione previsto dalla L. 3/2012.
(Tribunale di Reggio Emilia, Giudice Dott. Nicolò Stanzani Maserati, 08.04.2019)

L’imprenditore Caio, titolare della ditta individuale Caiosoft, ha azionato uno strumento ex L. 3/2012 per uscire dalla crisi finanziaria nella quale si trovava...

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Se il reddito da lavoro del debitore è appena sufficiente a soddisfare i bisogni personali e familiari, può essere escluso dalla liquidazione del patrimonio.(Tribunale di Verona, Sezione II Civile, Giudice Luigi Pagliuca, 06.03.2019)

Sempronio era socio al 50% della società Alfa srl dichiarata fallita e socio illimitatamente responsabile della società Beta snc cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno. Pertanto non è soggetto fallibile e può ricorrere ai benefici sul sovraindebitamento derivanti dalla L. 3/2012...

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Trib. Verona, 21.12.2018
Si alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento anche se privi di beni.

Il debitore, pure in assenza di beni immobili o mobili registrati può accedere alla procedura di liquidazione per sovraindebitamento. E’ sufficiente che il debitore vanti almeno crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro in essere e possa giovarsi del soccorso di finanza esterna fornita da terzi. 


Trib. Napoli Nord, Sez. III Civ., 21.12.2018

Il debitore è “meritevole” anche se la causa dell’illiquidità sia stata cagionata dal ricorso al credito al consumo.

Laddove il sovraindebitamento sia stato determinato dal ricorso del consumatore al mercato finanziario, al fine di escludere che lo stesso sia stato colpevolmente causato da un ricorso da parte dello stesso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali, si deve fare riferimento a quanto disposto dall'art. 124 bis del TUB, essendo possibile, in una tale ipotesi, far risalire la causa del sovraindebitamento al comportamento non corretto dell'intermediario finanziario, per non avere questi adeguatamente valutato, come poteva e doveva fare, la situazione del richiedente il finanziamento, e si può escludere per tale motivo la sussistenza di una causa ostativa all'omologazione del piano, dovendosi ritenere non colpevole il consumatore per essersi fidato dell'esperienza di quel professionista. Ciò a meno che il richiedente il mutuo non abbia fornito all'intermediario false informazione, impedendogli così una adeguata valutazione della situazione. 


Trib. Bergamo, Sez. II, civ., 26.9.2018

Il nucleo familiare “allargato può accedere alle procedure di composizione della crisi ex L. 3/2012.

Si può affermare che sia “debitore” ex L. 3/2012 anche l’intero nucleo familiare, in particolare quando il perdurante squilibrio patrimoniale che ha causato la crisi finanziaria in atto derivi proprio dalla gestione della vita comune da parte dei componenti del nucleo familiare. Tale principio giurisprudenziale trova riscontro nel testo dell’art. 66, del nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, che dispone che “i membri della stessa famiglia possono presentare un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento se conviventi e la crisi finanziaria abbia una origine comune. La “famiglia” intesa dal Codice è quella estesa ai parenti entro il quarto grado, agli affini entro il secondo grado, ai membri di un’unione civile o a una famiglia di fatto ex L. 76/2016.


Trib. La Spezia, 10.9.2018

Nelle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento anche l’IVA è falcidiabile.

L'art. 7, primo comma, terzo periodo, della L. 3/2012 che prevede il divieto di falcidia dell’IVA va disapplicato in quanto in contrasto con il principio di “neutralità fiscale” previsto dall’U.E.. In forza di tale vincolante principio, infatti, il legislatore nazionale non può introdurre in materia fiscale significative differenze tra i contribuenti. Ciò accadrebbe rispetto a quanto previsto dagli artt. 160, secondo comma, e 183 ter, novellato, L.F., che ammette un pagamento in misura ridotta dell’IVA in materia di concordato preventivo.


Trib. Busto Arsizio, 30.5.2018

Il decreto emesso dal Giudice del Sovraindebitamento sospende le procedure esecutive pendenti.

Non basta la mera intenzione di proporre un accordo di composizione della crisi o un piano del consumatore per ottenere la sospensione di diritto dell’esecuzione forzata in essere. La sospensione delle procedure esecutive in corso resta in tal caso una facoltà del Giudice dell’Esecuzione. Il quale ne diviene obbligato solo dopo l’emissione del decreto di sospensione emesso dal Giudice del Sovraindebitamento contestualmente alla fissazione dell’udienza di omologa del piano e/o di verifica dei consensi all’accordo. Solo quest’ultimo provvedimento giudiziale, infatti, costituisce causa di sospensione ex lege dell’esecuzione in essere e divieto di iniziarne di nuove.

 
 

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